Comunicato sull’arresto di Tonino a Napoli
Ancora provocazioni, ancora montature, ancora arresti. In momento in cui i conflitti sociali sembrano destinati ad acuirsi di fronte alla profonda crisi che il capitale sta attraversando, la morsa repressiva si stringe sempre più forte contro i compagni impegnati nelle lotte. Ai fascisti, come sempre, il ruolo di provocare, attaccare, sabotare le lotte degli studenti, dei lavoratori e di tutti gli oppressi e aiutare le questure nella costruzione di montature poliziesche che sempre più spesso portano a denunce, perquisizione ed arresti. E’ questo il copione che è andato in scena a Napoli e che ha portato all’arresto di Tonino, lo stesso che da Firenze a Livorno, da Verona a Pistoia negli ultimi tempi ha portato dietro le sbarre numerosi compagni.
E’ così che mentre i fascisti aggrediscono e accoltellano impuniti, Tonino rischia di dover scontare anni di prigione per la semplice colpa di essere un compagno, un rivoluzionario, un anarchico.
In una sistuazione del genere, la coltivazione del conflitto sociale e la pratica militante dell’antifascismo sono due inseparabili risposte che, quartiere per quartiere, città per città, siamo chiamati a dare.
Incondizionata solidarietà e vicinanza a Tonino, alla sua famiglia e ai suoi compagni.
LIBERTA’ PER TONINO!
Per il conflitto sociale
Spazio Liberato 400Colpi
Tonino Libero, Libertà per gli Antifascisti!
Il 26 luglio sono state arrestate a Napoli due persone per i fatti accaduti durante il corteo del Primo Maggio dopo la grave provocazione di un gruppo di neofascisti: nella rissa che seguì il loro allontanamento da parte del corteo, un fascista risultò accoltellato. Uno dei due arrestati, Antonio, è un compagno anarchico a cui viene contestata l’ipotesi di “concorso in reato” (il reato in questione è quello di tentato omicidio, davvero smisurato rispetto agli avvenimenti) solo sulla base della sua presenza nel momento dei fatti. Antonio, quindi, non è stato arrestato per quello che ha fatto, ma solo per quello che è, ovvero un compagno attivo a Napoli in molte battaglie. La volontà dietro questi arresti è evidentemente quella di criminalizzare la lotta antifascista e tutta l’opposizione sociale napoletana.
Le vicende del primo maggio hanno avuto ancora risvolti assai gravi con gli arresti del 26 luglio! E il nostro sconcerto cresce giorno per giorno.
Ricordiamo che il primo maggio una situazione di caos si produsse dentro un corteo a seguito della incredibile provocazione messa in atto da un gruppo di fascisti in una manifestazione cui partecipavano centinaia di studenti, lavoratori e disoccupati. Quella che seguì non fu, come si è scritto sui giornali, l’azione di un “branco”, ma la reazione spontanea di tante persone di fronte a una situazione del tutto inaspettata. Il gruppo di neofascisti aderenti al circuito di camerati di Casapound erano del resto ben noti per aver dato vita, per mesi e in totale impunità, ad una lunga serie di aggressioni ed attentati incendiari contro studenti, compagni e spazi sociali, della maggior parte dei quali è possibile rinvenire documentazione stampa: nessuno di noi può dimenticare il pestaggio dello studente medio dell’istituto Margherita di Savoia colpito con mazze e cinghie all’interno del cortile della scuola (costole rotte), lo studente di lettere all’ospedale con uno pneumatorace o le bottiglie incendiarie lanciate contro il centro sociale Insurgencia, e le cronache sono piene di testimonianze degli agguati di vario tipo ai danni di chiunque rifiuti le loro logiche razziste e xenofobe.
A seguito delle informazioni fornite dai legali delle due persone arrestate abbiamo potuto constatare ancora una volta i metodi inquisitori e la tendenza a costruire teoremi contro i movimenti sociali!!
Infatti, abbiamo appreso che benchè uno degli indagati abbia spiegato agli inquirenti di non avere rapporti né organizzativi e né di conoscenza con i partecipanti al corteo e di non aver mai svolto militanza politica, e queste affermazioni siano state perfino riscontrate nella stessa indagine, nell’ordinanza e nelle agenzie di stampa inviate dalla Procura lo si descrive al contrario come un militante politico “organico alle strutture delle aree antagoniste”. Rileviamo questo non certo per l’esigenza di fare la “radiografia” di questa persona. Ma perchè secondo noi (e secondo gli avvocati) questa invenzione giudiziaria è il perno di un teorema ben preciso ed ha un triplice obiettivo:
1)Aggravare nettamente la sua stessa posizione, al fine di costruire un’immagine (dal “loro” punto di vista) di “pericolosità del soggetto”. Una persona che per altro si è presentata spontaneamente dal giudice per rispondere delle accuse già nel mese di maggio, per cui il suo avvocato fa giustamente notare l’incomprensibilità della misura cautelare due mesi dopo, se non per spettacolarizzare l’inchiesta.
2) Strumentalizzare meglio l’accaduto in modo da criminalizzare i movimenti sociali (è sufficiente leggere i giornali per capirlo);
3) Infine, accreditare anche per Antonio, il compagno arrestato per i medesimi fatti, la contestazione accusatoria più grave tramite l’ipotesi del “concorso nel reato” solo perchè sarebbe stato presente al momento dell’accaduto. Una grossa forzatura che sarebbe stata molto più ardua se dovevano tenere conto delle dichiarazioni dell’altro imputato! In altri termini, hanno messo Antonio nel “tritacarne”, per punirlo non tanto in rapporto a qualcosa che abbia fatto, ma per quello che è: un compagno attivo in tante battaglie, come quelle in difesa del nostro territorio dalla devastazione!
Peraltro sui giornali non mancano fantasiose invenzioni che non sono nemmeno contestate nelle carte processuali (il neofascista “aggredito mentre era a terra” ecc) per supportare un’accusa comunque gravemente spropositata rispetto ai fatti, e per contribuire a generare un clima di attacco generalizzato ai compagni e alle lotte cittadine!
Del resto come mai se la dinamica era così chiara, con tanto di filmati delle videocamere, hanno poi aspettato tre mesi? Se non per decidere la costruzione che noi denunciamo contro gli imputati e la strumentalizzazione politica contro i movimenti. Se non per aggiungere un ulteriore tassello a quella feroce ondata repressiva che colpisce in maniera sempre più indiscriminata operai, disoccupati, movimenti per la difesa del territorio e chiunque si opponga alle politiche di precarietà e di povertà rese ancora più feroci dalla gestione padronale della crisi.
Noi non accetteremo tutto questo, rifiutiamo il tentativo di ingabbiare la lotta antifascista e antirazzista nello schema mediatico-giudiziario degli “opposti estremismi” e della “guerra tra bande” e venerdì 30 luglio parteciperemo al presidio contro gli arresti fuori al carcere di Poggioreale, continuando a mobilitarci e a denunciare la montatura che stanno effettuando gli inquirenti.
E proseguiremo a costruire mobilitazioni di massa contro i rigurgiti neofascisti, le politiche xenofobe, le pratiche sessiste e omofobe.
Liberi tutti!
Rete napoletana contro il neofascismo, il razzismo e il sessismo
Categorie: NotizieSab. 17 Lugl. – Festa del Rimandato … e del denunciato – III Edition


Sab. 3 Lug. – Presidio contro i CIE alle Piagge
presidio a Firenze contro i C.I.E.
Sabato 3 Luglio 2010, dalle ore 17 fino a sera inoltrata, nel quartiere Le Piagge
nel piccolo anfiteatro in via Lazio (fra Via della Nave di Brozzi e Via Liguria) si terrà un presidio contro i CIE, aperto a tutti, con musica, video, ristoro popolare, per parlare, informarsi, confrontare ipotesi e allargare la mobilitazione.
Categorie: EventiLettera dei lavoratori di Tychy a quelli di Pomigliano.
Di seguito la lettera inviata dagli operai di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano. La lettera è stata inviata alla vigilia del referendum-falsa che visto, sotto il ricatto del licenziamento di massa, la vittoria del SI alle condizioni di sfruttamento imposte dalla FIAT. Nonostante ciò il 48% degli operai di Pomigliano si è rifiutata di sottoscrivere il ricatto e votare SI. Contro l’attacco padronale alle condizioni e ai diritti dei lavoratori, intanto, scioperi a Corbetta, Torino e Palermo.
“La FIAT gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend)
A un certo punto verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la FIAT aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.
Loro pensano che la gente non lotterà per la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo “Giorno di Protesta” dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno non sarà educato come l’anno scorso.
Che cosa abbiamo ormai da perdere?
Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre.
In questi giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla FIAT che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione.
E’ chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente.
Per noi non c’è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.
Lavoratori, è ora di cambiare”.
Categorie: Articoli, Volantini e ComunicatiSab. 26 Giu. – CORTEO per la chiusura di CasaPound

Resoconto dal processo ad Ale e Luca
dal blog della Rete dei Collettivi:
La mattina del 17 giugno un gruppo di compagni ha dato vita a un presidio non autorizzato sotto il tribunale dei minori in via della Scala.
I due studenti processati, Ale e Luca, sono accusati di lesioni pluriaggravate e resistenza pluriaggravata in seguito a fatti svoltisi il 7 settembre 2008 alla Fortezza da Basso, quando qualche decina di persone era entrata alla festa del PD con uno striscione contro i CIE per contestare l’allora sindaco di Firenze, Domenici.
In realtà l’udienza preliminare, che già era stata rimandata al 17 giugno dallo scorso febbraio, è stata di nuovo spostata a marzo 2011 perché non è stato possibile visionare un filmato che mostra chiaramente lo svolgersi dei fatti contestati ai due studenti, e che probabilmente dimostra che le lesioni di cui sono accusati non si sono mai verificate.
Ale e Luca sono comunque venuti a conoscenza del fatto che sono stati archiviati molti dei procedimenti a loro carico: durante la scorsa udienza le loro situazioni erano state presentate come gravi a causa delle molte denunce, mentre stavolta pare che siano stati archiviati quattro procedimenti per uno e otto per l’altro.
Categorie: NotizieMussolini e le foibe all’esame di maturità
Da Femminismo a Sud:
“Chi controlla il passato, controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato” (George Orwell, 1984)
Oggi uno dei terreni della fascistizzazione dell’Italia è senza dubbio la scuola e la formazione. Già il ministro Gelmini aveva prospettato nuovi programmi scolastici che esaltano gli scrittori italiani come momenti dell’«identità nazionale» e persino la tragedia greca come fondamento dell’«identità occidentale» (la rivolta di Antigone contro il potere potrà allora serenamente giustificare i crimini di guerra in Iraq, Afghanistan, ecc.). Così, nella prima prova della maturità il ministro ha voluto lasciare il segno di questo nuovo corso. Un tema su «Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica. Parlano i leader» con una bella frase retorica di Benito Mussolini del 1925, sei mesi dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, che recita fra l’altro:
«Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della miglior gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi). Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi e prolungati applausi)».
E già il 16 giugno 2010 il ministro Meloni ostentava la sua «passione superba» salutata da una selva di mani tese nel saluto fascista in piazza Vescovio davanti alla sede di Forza Nuova.
Resoconto dal Corteo Nazionale di Modena
(da FiondaRadio.org, contributo immagini della Rete dei Collettivi)
ore 16.00
Il corteo si sta concentrando, i manifestanti presenti sono circa 500.
Da Firenze nessun problema per raggiungere il corteo.
Fermati invece i pullman da Milano, Torino e Genova ma sembra che adesso stiano arrivando a Modena.
Ci sono voci che l’autorizzazione del corteo sia stata revocata
ore 16.15
I compagni milanesi fermati hanno bloccato il traffico in superstrada, sono riusciti a ripartire senza essere identificati e hanno raggiunto il corteo.
L’autorizzazione non è stata revocata: corteo autorizzato ma sorvolato con gli elicotteri. Ingente la presenza di polizia (infame).
ore 17.00
Il corteo finalmente è partito.
ore 17.30
Il corteo si muove in un quartiere popolare con grande presenza di migranti. Molti gli slogan e gli interventi al microfono fra cui una diretta con un recluso nel CIE di Ponte Galeria a Roma.
ore 18.30
Continuano gli interventi al microfono, il corteo procede lentamente per comunicare con le persone che incontra durante il percorso. Ancora dirette telefoniche con reclusi nei CIE. L’aria è più tesa, si susseguono provocazioni da parte degli sbirri (assassini), poco fra si sono schierati bloccando il corteo che poco dopo è ripartito senza problemi.


ore 18.50
Il corteo entra nel centro della città, la polizia sta rallentando il flusso di manifestanti. Le prime 4 file sono incordonate. Lungo il percorso, oscurate le telecamere e di alcune tagliate i fili.


ore 19.50
Da un po’ le rivendicazioni del corteo si sono ampliate si parla anche di lavoro, sfruttamento padronale e crisi.
Il corteo è entrato nel viale che porta al CIE, aria molto tesa, il corteo si incordona con cordoni anche laterali, la polizia è schierata in antisommossa e rallenta il corteo.

ore 20.30
Un gruppo di ragazzi marocchini si unisce al corteo, ormai i compagni si dirigono verso il CIE anche sotto la pioggia.
ore 21.06
Il corteo giunge sotto il CIE, la polizia accerchia i compagni che si erano riparati dall pioggia sotto una tettoia, i compagni tornano in strada. Numerosi tentativi in più lingue di comunicare con i reclusi. Esplosi anche alcuni petardi, fumogeni e fuochi d’artificio. Da dentro nessuna risposta, non si sa il motivo, forse la polizia è schierata dentro il CIE e impedisce ai reclusi di comunicare con l’esterno.
Il corteo si scioglie, i manifestanti si dirigono compatti verso la stazione

